Uno dei concetti più importanti da imparare quando ci si accosta alla fotografia è quello di profondità di campo. Solo quando si impara a controllare alla perfezione la profondità di campo attraverso il diaframma, infatti, si inizia a padroneggiare davvero lo strumento fotografico.

Come abbiamo già considerato, un obiettivo può mettere a fuoco esclusivamente su un determinato piano. Tutto ciò che si trova sul piano di messa a fuoco apparirà nitido, mentre tutto ciò che si trova dietro e davanti il piano di messa a fuoco  apparirà sfocato, ossia poco nitido.

Tutto ciò che si trova davanti e dietro il piano di messa a fuoco risulta poco nitido, “sfocato”

 

Ciò avviene perché un punto che si trova sul piano di messa a fuoco sarà riprodotto esattamente come un punto anche nella fotografia ottenuta, mentre un punto che si trova avanti o dietro il piano di messa a fuoco sarà riprodotto come un cerchietto sulla stessa fotografia. Si parla a questo proposito di cerchio di confusione (per approfondire l’argomento si veda il tutorial Calcolare la profondità di campo).

Nella pratica però, davanti e dietro il piano di messa a fuoco vi è un certo intervallo in cui la sfocatura è talmente contenuta da essere impercettibile: l’osservatore continua a vedere i particolari dell’immagine come nitidi. Questo intervallo è chiamato profondità di campo. Si tratta dell’intervallo all’interno del quale il cerchio di confusione è talmente piccolo da essere comunque percepito come un punto dall’osservatore.

La profondità di campo, l’intervallo nel quale ciò che si trova avanti e dietro il piano di messa a fuoco continua ad apparire nitido

 

Per capire meglio cosa è la profondità di campo, e come avviene gradualmente il passaggio dal piano di perfetta nitidezza al vero e proprio sfocato si osservi questa foto:

Una foto utile per raffigurare la profondità di campo

Una foto utile per raffigurare la profondità di campo

Le linee illustrano la profondità di campo

Le linee illustrano la profondità di campo

 

Il controllo della profondità di campo è sicuramente uno dei concetti fondamentali della fotografia.

La profondità di campo, infatti, non è sempre uguale, bensì variabile in base ad alcuni parametri:

1) La percezione personale: entro certi limiti l’osservatore dell’immagine, può percepire come nitidi dei particolari che sono leggermente sfocati. Di solito più si acquisisce l'”occhio fotografico”, più si diventa severi nel giudicare l’immagine perché si raffina la capacità di distinguere, nell’immagine, ciò che è a fuoco da ciò che non lo è. Tale percezione dipende anche dall’ingrandimento della fotografia. Su una stampa di piccole dimensioni l’immagine può apparire più nitida.

2) La lunghezza focale: per semplificare – e molto – la questione, si usa dire che nei teleobiettivi la profondità di campo è inferiore rispetto ai grandangoli. Torneremo su questo punto con un altro tutorial.

3) La distanza del punto di messa a fuoco dal piano focale: se mettiamo a fuoco un soggetto vicino, a parità di lunghezza focale e di tutti gli altri parametri, la profondità sarà inferiore rispetto a quella che si ottiene mettendo a fuoco un soggetto più lontano. Anche su questo punto torneremo in seguito.

4) L’apertura di diaframma: che sarà oggetto di questo tutorial.

Il diaframma e la profondità di campo

Per farla breve, la chiusura del diaframma fa aumentare la profondità di campo. Più il diaframma è chiuso, infatti, più i raggi che colpiscono il sensore saranno perpendicolari ad esso. Più i raggi di luce sono perpendicolari al sensore, più il cerchio di confusione dei piani fuori fuoco è piccolo e si avvicina ad essere percepito come un punto. Questo restituisce una sensazione di nitidezza.

Per capire cosa accade chiudendo il diaframma, si osservino le seguenti immagini.

La messa a fuoco è stata effettuata sul palo in primo piano. E’ stato usato un obiettivo di focale 50mm a diaframma f/2.

Stessa lunghezza focale, ma diaframma chiuso a f/8

Stessa focale, ma diaframma chiuso a f/22

 

Le tre immagini sopra riportate ben illustrano come la variazione dell’apertura del diaframma porti ad ottenere immagini molto diverse dello stesso soggetto. Sta al fotografo selezionare, in base alla sua esperienza e al suo senso estetico, il diaframma più adeguato a restituire l’immagine che vuole ottenere.

Facciamo altri esempi.

50mm f/1,7

50mm f/8

 

Anche in questo caso l’immagine ottenuta variando il diaframma è completamente diversa.

Un ulteriore esempio.

130mm f/2,8

130mm f/8

130mm f/22

Le tre immagini della tazzina sono molto utili a dimostrare come con un uso sapiente del diaframma si possa ottenere un’immagine migliore. Per esempio, l’uso di un diaframma aperto, porta a far sparire le antiestetiche briciole sul tavolo. Viceversa un diaframma più chiuso restituisce una maggiore impressione di nitidezza generale.

Quando utilizzare un diaframma aperto e quando utilizzare un diaframma chiuso?

In generale, ma non è certo una regola, quando si fotografa un paesaggio si desidera che tutti i particolari della scena siano nitidi. Di solito quindi si opta per un diaframma più chiuso.

 

Foto scattata con una focale di 18mm. L’apertura utilizzata è f/7,1, un diaframma abbastanza chiuso, che con questa lunghezza focale -grandangolo abbastanza spinto- permette di percepire come nitida praticamente tutta la scena, dalla strada in primo piano, all’albero posto su un piano intermedio, alle nuvole sullo sfondo.

 

Quando si fa un ritratto, invece, di solito di desidera dare risalto al soggetto. Lo sfondo potrebbe distrarre inutilmente. Ecco quindi la necessità di usare un diaframma piuttosto aperto, magari abbinato ad una focale medio-tele.

Il diaframma piuttosto aperto, f/2,5 ad una focale di 50mm, permette di far risaltare i visi in primo piano sfocando lo sfondo

 

La stessa cosa si può dire per la fotografia di animali. Spesso per dare maggior risalto al nostro amico a quattro zampe è preferibile “eliminare” lo sfondo, rendendolo così sfocato da risultare uniforma e poco invadente, come si vede nella foto sottostante, ottenuta con un teleobiettivo 150mm a diaframma f/2,8.

Focale 150mm, diaframma f/2,8

 

Il variare della profondità di campo in funzione del diaframma scelto può essere simulato utilizzando questo simpatico programmino on line: CameraSim (vedi il tutorial Un simpatico simulatore di fotocamera on line: CameraSim).

 

Tutorial correlati:

Se sei all’inizio può esserti  molto utile l’esercizio che suggeriamo in questo articolo: Capire la profondità di campo.

La profondità di campo

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