Il termine fotografia esprime il concetto di “disegnare con la luce”, in quanto deriva da due parole di origine greca: φῶς (phôs) che significa “luce” e γραφή (graphis) che significa “grafia” o “scrittura”. In effetti si tratta di una definizione appropriata in quanto, ogni volta che si scatta una foto, non si fa altro che permettere alla luce proveniente dal soggetto di disegnare la sua immagine sul supporto sensibile (pellicola o sensore digitale che sia).

La camera oscura

Fin dall’antichità fu scoperto un fenomeno che si può riprodurre con facilità. Basta chiudere la finestra di una stanza con uno spesso cartoncino nero nel quale sia stato praticato un piccolo forellino. Sulla parete opposta della stanza oscurata apparirà, capovolto, il panorama che si vede dalla finestra medesima. Più il foro è piccolo, maggiore è la nitidezza dell’immagine proiettata sulla parete, tuttavia l’immagine apparirà meno luminosa, e potrebbe non raggiungere la parete opposta se questa è troppo distante o se la luce, all’esterno, non è abbastanza intensa. Dalle testimonianze disponibili sembra che sia stato Aristotele nel IV secolo a. C. il primo a descrivere il fenomeno della camera oscura.

 

camera oscura

La camera oscura

 

Se al posto del forellino si utilizza una lente da ingrandimento si può aumentare notevolmente sia la nitidezza che la luminosità dell’immagine, anche se probabilmente bisognerà modificare la distanza tra la lente e lo schermo di visione per mettere a fuoco, cioè per far apparire nitida l’immagine.

camera obscura

A tal fine, dato che non è facile spostare la parete di fondo della camera, si può utilizzare un foglio di carta semitrasparente, come quelli utilizzati dai progettisti per i disegni tecnici (se si desidera progettare una camera oscura in casa si legga questo interessante articolo su www.internetcamera.it).

La camera oscura portatile inventata da Robert Hooke intorno al 1680-1690 utilizzava una lente da occhiali e permetteva al pittore di disegnare la scena ricalcando i contorni dell’immagine proiettata.

Camera obscura Robert Hooke

La camera oscura portatile inventata da Robert Hooke

 

La lente dunque svolgeva la funzione di obiettivo. Il piano di messa a fuoco poteva essere variato dall’utilizzatore della camera oscura. A questo punto la prima fotocamera era quasi stata inventata. Molti pittori usavano la camera oscura per proiettare sulla tela le immagini dei paesaggi in modo da poterle ricalcare.

Rimaneva però il problema più grande: quello di “salvare” mediante un procedimento tecnologico l’immagine ottenuta. Occorreva cioè un materiale che fosse sensibile alla luce in modo da registrare l’immagine proiettata della camera oscura.

La soluzione fu trovata, nel 1822, da Joseph Nicéphore Niépce, il quale riuscì per la prima volta, a registrare un’immagine usando del Bitume di Giudea, sostanza che sbianca alla luce. Ben presto però si capì che alcuni composti chimici dell’argento erano molto più funzionali allo scopo (a quanto pare il britannico Thomas Wedgwood aveva già prodotto delle immagini fotografiche una ventina d’anni prima di Niépce, utilizzando il nitrato d’argento, anche se pare che non sia riuscito a risolvere il problema del fissaggio, e che quindi le sue immagini si annerissero se esposte alla luce).

Niépce trovò un giovane socio, Louis Jacques Mandé Daguerre, il quale, dopo la morte dell’anziano inventore, continuò gli esperimenti, indirizzandosi – anche grazie ad una serie di fortunate circostanze –  verso lo joduro d’argento, materiale molto più sensibile alla luce.
Daguerre diede il nome alla prima macchina fotografica, il Dagherrotipo. “Il procedimento di Daguerre permette di ottenere un’immagine unica su una lastra di metallo argentato e richiede esposizioni di almeno mezz’ora in pieno sole, ma le immagini ottenute sono notevoli e perfettamente dettagliate, anche se delicatissime e facilmente deteriorabili”(«Progresso Fotografico», Serie oro, n. 6, “Storia della fotografia dal 1836 al 200”, p. 2).
Era il 1839 ed era nata la fotografia, e con lei una nuova era dominata dall’immagine. Lo strumento per disegnare con la luce, la fotocamera, non era altro che una camera oscura portatile con uno strato fotosensibile per registrare le immagini.

dagherrotipo

Apparecchio per dagherrotipi realizzato da Enrico Federico Jest con ottica Lerebours, Paris, 1840 ca., (Lugano, Collezione Antonetto)

Ancora oggi la struttura di base della macchina fotografica non è cambiata. Si tratta di una scatola a tenuta di luce (una camera oscura, se vogliamo), con, alle due estremità, un obiettivo da una parte e del materiale sensibile alla luce (pellicola o sensore) dall’altra.

Articoli correlati:

Quale macchina fotografica? Introduzione