Sono passati quasi duecento anni dall’invenzione dei primi strumenti in grado di registrare immagini ma si può dire che la fotocamera è costituita dagli stessi elementi basilari di allora.

Un dagherrotipo del 1839 e una fotocamera digitale mirrorless attuale. Ovviamente, in quanto alle dimensioni, le proporzioni non sono rispettate.

I componenti essenziali presenti ancora oggi in tutte le macchine fotografiche sono:

L’obiettivo
L’obiettivo è un dispositivo ottico costituito da un insieme di lenti di vetro o di plastica in grado di deviare la luce. Ha la funzione di proiettare l’immagine sul piano del sensore o della pellicola che la registrerà (si veda il tutorial Gli obiettivi: la lunghezza focale e il concetto di obiettivo “normale”).

Elaborazione grafica di un obiettivo Sigma 120-300 f/2,8 EX DG OS HSM, con lo schema ottico in sovrapposizione. Le immagini sono tratte dal sito del produttore www.sigmaphoto.com

Nella sua forma più semplice l’obiettivo può essere costituito da un semplice forellino, chiamato foro stenopeico. Alcuni fotografi amano applicare un foro stenopeico alle reflex digitali per provare l’ebrezza della fotografia “primitiva”. I fori stenopeici adattabili alle reflex sono acquistabili in molti negozi di fotografia, anche on line, per poche decine di euro.

Un “tappo” a foro stenopeico da usare su una reflex attuale

Il dispositivo per la messa a fuoco
Il dispositivo per la messa a fuoco è un meccanismo che muove leggermente un gruppo di lenti all’interno dell’obiettivo facendolo spostare di qualche millimetro rispetto al piano del sensore in modo da “mettere a fuoco” cioè far risultare nitido, nell’immagine, il particolare che interessa al fotografo. Negli apparecchi moderni c’è un sistema autofocus che si attiva premendo il pulsante di scatto nella posizione intermedia. Ovviamente però le fotocamere reflex e le mirrorless consentono l’intervento manuale sulla focheggiatura, da operarsi attraverso la rotazione della ghiera di messa fuoco. Anche molte bridge e alcune compatte, con modalità diverse, consentono di mettere a fuoco manualmente.

L’otturatore:
L’otturatore impedisce alla luce di raggiungere il supporto sensibile finché non viene premuto il pulsante di scatto. Svolge inoltre la funzione di controllare la lunghezza del tempo durante il quale la luce colpisce l’elemento fotosensibile. I tempi di otturazione sulle fotocamere reflex o mirrorless possono in genere variare da 30 secondi a 1/4000 di secondo (1/8000 per i modelli più raffinati). Naturalmente su questo tipo di fotocamere è anche possibile impostare la cosiddetta “posa B”, che mantiene l’otturatore aperto finché è premuto il dispositivo di scatto. I tempi vengono impostati tramite una ghiera o dal menu della fotocamera.

Un otturatore

Il diaframma
E’ l’apertura regolabile che controlla la quantità di luce che entra nella fotocamera attraverso l’obiettivo.

Diverse apertura di diaframma

La scala dei diaframmi

 

Il diaframma e l’otturatore controllano dunque i due parametri principali dell’esposizione: la quantità di luce che raggiungerà il supporto sensibile e la lnghezza del tempo di esposizione. Naturalmente di due fattori sono in relazione tra loro: per ottenere la corretta esposizione si può optare per un diaframma più chiuso legato ad un tempo di esposizione più lungo, o ad un diaframma più aperto, con un tempo di esposizione più breve. Si veda a tal riguardo il tutorial La coppia tempo/diaframma: introduzione.

Oltre che per effettuare una corretta esposizione, il diaframma e il tempo di otturazione possono essere usati creativamente per modificare in maniera sostanziale l’aspetto di una fotografia. Con il diaframma si regolerà la profondità di campo (si veda il tutorial L’uso del diaframma e il controllo della profondità di campo), con il tempo di esposizione si potrà fermare il movimento, oppure al contrario creare l’effetto “mosso” (si vedano i tutorial La coppia tempo/diaframma: il tempo di esposizione e Come fotografare… il movimento dell’acqua).

Il mirino
Per poter scattare una fotografia è necessario poter inquadrare, cioè vedere in un mirino l’immagine che sarà poi riprodotta nella fotografia. Attraverso il mirino si visualizza anche dove cade il punto di messa a fuoco, almeno negli apparecchi a telemetro, in quelli con mirino reflex e in quelli dotati di mirino elettronico.

Il materiale sensibile

Un tempo era costituito da lastre sensibili alla luce, poi dalle pellicole, oggi è costituito dal sensore elettronico. Mentre la pellicola svolge sia la funzione di acquisire la fotografia che quella di “memorizzarla”, e deve pertanto essere sostituita in continuazione, il sensore si limita ad acquisire l’immagine, che poi è salvata su un supporto elettronico, una scheda di memoria di tipo flash, mentre il sensore è subito pronto a registrare nuove immagini.

 

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