Vi piacerebbe cimentarvi con la fotografia in studio? Vorreste sperimentare generi quali il ritratto in luce artificiale (vedi il tutorial Come fotografare… introduzione alla luce flash) o lo still life (vedi il tutorial Come fotografare… lo still life)? Se abitate in una città medio-grande probabilmente potreste trovare con una certa facilità fotografi disposti ad affittarvi la propria sala di posa per alcune ore, ed anche a prezzi accessibili. Anche frequentare workshop dedicati a tali generi fotografici si rivelerà un’esperienza entusiasmante.

Ma se avete a disposizione una stanza abbastanza ampia, ad esempio un garage o una tavernetta, potete valutare la possibilità di crearvi un vostro studio fotografico personale casalingo. Quali sarebbero i vantaggi? Innanzitutto la possibilità di avere sempre a disposizione il vostro piccolo studio fotografico in modo da dedicarvi alla vostra passione ogni qual volta ne avete voglia, e la possibilità di provare e riprovare schemi di luce sempre diversi con l’unico limite del vostro tempo e della vostra fantasia.

Ma è davvero possibile crearsi una propria sala di posa a prezzi ragionevoli? La risposta è sì, per due motivi:

1) in vendita su E-bay, su Amazon e su altri siti ci sono kit già pronti (luci continue e flash, stativi, fondali, ecc…) e tanto altro materiale prodotto in Cina che – chiariamolo subito – non può competere in qualità con i prodotti professionali, ma che permette di esplorare l’affascinante mondo della fotografia con luce artificiale affrontando una spesa di poche centinaia di Euro;

2) moltissimi componenti basilari di uno studio fotografico è possibile crearseli da sé con un po’ di fantasia, risparmiando moltissimo denaro.

 

Facciamo un esempio. La fotografia che segue è uno still life che molti giudicherebbero più che dignitoso:

fotografia still life casalinga

Una fotografia still life ottenuta con un set casalingo.

 

Eppure è stata ottenuta con questo set:

set casalingo still life

Un set casalingo per still life. Lenzuoli, due flash utilizzati in modalità manuale, qualche stativo e pannelli riflettenti di polistirolo.

 

I pannelli riflettenti sono stati ottenuti con semplici lastre di polistirolo. Il lavoro dei softbox è stato svolto da fogli di plastica e di carta bianca, il fondale bianco è stato ottenuto con un lenzuolo appeso con le mollette. Insomma, con un po’ di fantasia si può risparmiare parecchio.

Tuttavia, come abbiamo detto, oggigiorno la spesa da affrontare per dotarsi di un piccolo studio fotografico casalingo non è eccessiva. Vediamo dunque cosa occorre.

Per iniziare potrebbero bastare:

  • 2 o 3 fonti di luce, flash o lampade continue;
  • uno stativo per ogni fonte di luce;
  • alcuni modificatori (almeno uno per fonte di luce): ombrellini o softbox e “cono snoot”;
  • uno o più pannelli riflettenti;
  • un supporto per il fondale;
  • un lenzuolo bianco e un panno di stoffa pesante nera per creare lo sfondo;

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta

Fonti di luce

Si potrebbe iniziare con un’unica fonte di luce, magari un flash esterno, con l’ausilio di un pannello diffusore. Però se vogliamo avere un maggiore controllo sulla luce, e se vogliamo provare schemi più complessi, dovremmo pensare a dotarci di almeno due fonti di luce, meglio ancora tre. Con tre fonti di luce, infatti, riusciremo a replicare la maggior parte degli schemi di illuminazione.

Luce continua (lampade) o luce flash? Dipende un po’ dalle nostre preferenze. Se siamo all’inizio forse è meglio puntare sulle luci continue. Il motivo è che la luce continua ci permette di visualizzare dal vivo, e anche sul live view della fotocamera, l’effetto delle variazioni apportate modificando la distanza o l’angolo di una luce, aggiungendone o togliendone una, ecc…

Se non siamo ancora padroni degli schemi di illuminazione la possibilità di visualizzare “in presa diretta” la resa delle luci e delle ombre prima di scattare è molto molto utile. C’è da dire però che molti flash da studio hanno anche una luce continua pilota, che non serve per illuminare ma aiutare il fotografo a previsualizzare l’effetto che avrà la luce sul soggetto.

Un altro vantaggio delle lampade a luce continua è che  possiamo effettuare la lettura esposimetrica direttamente attraverso  l’esposimetro della fotocamera, mentre utilizzando i flash dovremo dotarci di un esposimetro per luce flash esterno.

D’altra parte i flash, rispetto alle luci continue hanno almeno quattro  vantaggi:

  • la potenza del lampo (fattore importantissimo) che è molto maggiore rispetto alla quantità di luce ottenibile con lampade a luce continua;
  • una temperatura di colore molto vicina a quella solare, circa 5500 gradi Kelvin (che ci permetterà di usarli facilmente anche in situazione di luce mista, naturale più artificiale) – ma questo vale anche per le lampade a fluorescenza;
  • la trasportabilità, dato che sono leggeri e soprattutto, tranne che per i modelli specifici da studio (ma per molti di questi esiste la possibilità di collegarli a batterie), alimentati da batterie, e quindi utilizzabili facilmente anche in esterna;
  • la possibilità di lavorare per molte ore senza infastidire il soggetto (ad esempio la modella) con le luci, o con il calore generato (soprattutto dalle lampade ad incandescenza), e senza consumare energia elettrica se non al momento dello scatto.

 

Detto questo le possibilità, sia per la scelta delle luci continue sia per la scelta dei flash sono tantissime: dedicheremo presto dei tutorial per orientarsi nella scelta. Tuttavia esploriamo alcune possibilità con l’ausilio delle immagini che seguono:

Flash

flash pentax AF540FGZ II,fotografia studio

Flash esterno da montare sulla slitta della fotocamera: in questo caso si tratta di un modello di punta della Pentax, l’AF540FGZ II. Potete notare che è dotato di luce pilota e di una parabola orientabile. Il flash opera, all’occorrenza, in completo automatismo PTTL (l’illuminazione viene cioè gestita dal computer della fotocamera) anche in concorso con altri flash. In studio però spesso risulta più pratico operare in manuale. Il grande vantaggio di questi flash è che funzionano a batterie, e quindi sono pratici in esterna.

 

flash studio

Un flash a torcia da studio fotografico. In questo caso non sono disponibili automatismi PTTL: la gestione della luce andrà fatta manualmente basandosi sulla lettura di un esposimetro, oppure facendo delle semplici prove (semplici da eseguirsi se si opera con una fotocamera digitale) che comunque fanno perdere un po’ di tempo. Flash come questi sono dotati di una fotocellula che li fa scattare quando si percepisce il lampo di un flash pilota (magari posto sulla slitta portaflash della fotocamera) oppure possono essere collegati alla fotocamera mediante un cavetto. Oltre che della luce pilota (utile per vedere come cadono le ombre), sono dotati di un regolatore di potenza. Infine hanno la possibilità di montare facilmente modificatori di luce come ombrelli e softbox (vedi sotto). Questi flash hanno bisogno di essere collegati alla rete elettrica per funzionare. Anche se esistono, per molti modelli, kit che consentono di collegarli ad una batteria esterna.

 

Luci continue da studio

Le luci continue da studio fotografico non sono nient’altro che dei portalampada dotati di agganci o incastri per poter montarci in abbinamento i modificatori (softbox, ombrellini, cono snoot). Le lampade sono essenzialmente di due tipi: ad incandescenza, dette anche “a tungsteno”, che, nel caso di quelle nate per usi fotografici in genere presentano una temperatura di colore di 3200K, o a fluorescenza (lampade a basso consumo), che presentano una temperatura di colore di 5500K, la medesima dei flash, che quindi consentono di gestire meglio le situazioni di luce mista (solare più continua o, all’occorrenza, flash più continua).

L’importante è usare, sul set, luci della medesima temperatura di colore, in modo da non avere problemi col bilanciamento del bianco. Tuttavia tenete presente che mentre le lampade a fluorescenza riscaldano pochissimo, e non in misura tale da creare problemi, le lampade ad incandescenza  generano tantissimo calore, che può risultare molto fastidioso per le persone e danneggiare o deteriorare alcuni soggetti di still life, come gli alimenti o i fiori. Le luci ad incandescenza inoltre consumano molta energia, e tenerne diverse accese, specie in casa, può far “saltare il contatore”.

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Lampada per fotografia ad incandescenza con temperatura colore 3200K. Notate le alette che servono per direzionare, all’occorrenza il raggio luminoso.

 

luci continue studio fotografico,fluorescenza,5400 k

Un esempio di portalampada per studio fotografico che può montare tre lampade a fluorescenza. La temperatura colore di queste lampade è 5500k, simile a quella della luce solare nelle ore centrali della giornata o dei flash.

 

 

Gli stativi

Gli stativi servono per reggere le luci. Va da sé che è importante che siano robusti, anche per evitare che le lampade si rovescino, col rischio di incidenti. Il loro costo è molto variabile, all’incirca dai 20€ ai 160€ a pezzo. Come vedete se ci manteniamo nella cosiddetta fascia bassa il prezzo è accessibile, ma cercate di non risparmiare fino al punto di compromettere la sicurezza vostra e di altri, nonché l’integrità dell’attrezzatura che vi montate sopra.

 

stativo fotografia

Uno stativo per luci fotografiche.

 

Un consiglio che possiamo darvi è quello di dotarvi di almeno uno stativo a giraffa, in modo da poter far piovere la luce dall’alto con semplicità.

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Stativo a giraffa.

 

 

 

I modificatori

I modificatori servono per correggere la luce che arriva sul soggetto e controllarne meglio gli effetti. Si applicano sia sui flash che sulle luci continue. I modificatori più utilizzati sono:

Ombrellini

Servono per rendere più morbida la luce. Ne esistono di due tipi: quelli traslucidi, che si usano soprattutto facendoci passare la luce attraverso per renderla morbida, e quelli riflettenti, realizzati nella parte esterna con un materiale nero che non lascia passare la luce, che si usano facendo rimbalzare la luce, sempre al fine di ammorbidirla. Gli ombrellini riflettenti possono essere nel classico colore bianco, oppure argentati o dorati.

ombrelli fotografia,kit luci

Ombrelli per fotografia. Qui se ne vede uno riflettente, realizzato in materiale nero che non lascia passare la luce, e uno opaco, realizzato in materiale traslucido.

 

Il softbox

Anche il softbox, o bank, è un accessorio serve per ammorbidire la luce. Esso non è altro che un contenitore a prova di luce su tutti i lati tranne che su quello da indirizzare verso il soggetto, costituito da materiale traslucido. La fonte di luce, continua o flash, viene inserita al suo interno. Rispetto all’ombrello, il softbox consente di controllare meglio la luce, evitando che se ne “disperda” in senso laterale interferendo anche con lo schema di illuminazione.

softbox

Un softbox.

 

Cono snoot e cono spot

Sono accessori utilizzati per concentrare la luce su un punto. Lo snoot produce una luce concentrata ma dai bordi sfumati, mentre lo spot è dotato di lente, è quindi il passaggio dalla luce all’ombra avviene con un distacco netto sui bordi.

 

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Uno snoot montato su flash da studio.

 

I pannelli riflettenti

I pannelli riflettenti servono per indirizzare verso il soggetto parte della luce proveniente dalla fonte di illuminazione principale modificandone la direzione. Lo scopo è, in genere, quello di schiarire le ombre o di ammorbidire una illuminazione troppo dura. Il pannello riflettente può spesso svolgere, a tutti gli effetti, le funzioni di una seconda luce di schiarita. Sono quindi particolarmente utili (soprattutto in virtù del loro costo contenuto) se al momento disponiamo di una unica fonte di luce (ad esempio di un solo flash esterno), oppure nella fotografia all’aperto, dove la fonte di luce principale è il sole. I pannelli riflettenti possono essere utilizzati anche per scaldare o raffreddare le tonalità dei colori, in quanto ne esistono anche con rivestimento argentato o dorato. Vi sono pannelli riflettenti delle più svariate dimensioni e possono essere usati sorretti da uno stativo o da un assistente.

pannelli riflettenti fotografia

Pannelli riflettenti. Quello argentato ammorbidisce le ombre. Quello dorato, oltre ad ammorbidire le ombre, rende decisamente più calde le tonalità.

 

pannelli riflettenti per fotografia

Pannello riflettente su stativo.

 

Il fondale

Per completare il nostro studio fotografico casalingo abbiamo bisogno di un fondale. Anche una parete bianca può andare bene, ma la soluzione “casalinga” più pratica consiste in un portafondale (in pratica due stativi che sorreggono un asse orizzontale), che sorregga ampi ritagli di tessuto (almeno 2m x 3m) bianco, nero e di altri colori. Il tessuto ha infatti il vantaggio di poter essere lavato e stirato facilmente, e quindi riutilizzato. I fotografi professionisti usano ovviamente soluzioni più pratiche ma anche più costose, come ampi rotoli di carta sostenuti da apposite rastrelliere, spesso motorizzate.

fondale studio fotografico

Un portafondale sul quale fissare uno sfondo, costituito magari semplicemente da un ampio lenzuolo. Una soluzione più economica potrebbe consistere semplicemente in due ganci fissati alla parete attraverso i quali far passare una corda che regga il tessuto utilizzato per creare lo sfondo.

 

Conclusione

Questo primo tutorial vuole solo fare una panoramica su quel che occorre per crearsi uno studio fotografico casalingo. Prossimamente dedicheremo tutorial specifici a ciascun componente per aiutarvi ad orientarvi nelle scelte e illustrarvi anche soluzioni alternative economiche.

 

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