fotografare le stelle

Particolare lunga esposizione in cui le stelle hanno un’evidente scia (star trail).

 

Eccoci ad una nuova lezione su come fotografare le stelle del nostro corso di fotografia on line.

Dopo aver spiegato in modo basilare come scattare una foto notturna al cielo stellato “congelando” le stelle o creando dei startrail ed aver visto un minimo di sviluppo base da camera raw, in questo ultimo tutorial della mini-serie vedremo come ricomporre lo startrail e alcuni metodi post scatto per addomesticare il famoso “rumore” generato dalla difficile condizione di ripresa in cui la nostra reflex si trova.

Procediamo con ordine. Ricordando che, su “Come fotografare… lo star trail abbiamo trattato due tipi di modus operandi riguardo la tipologia di scatto: star trail a scatto singolo e star trail a scatto composito.

 

Per lo startrail a scatto singolo (Bulb Mode)

Il suo sviluppo riguardo camera raw non risulta essere molto complesso, anzi! Praticamente andremo a “rimettere a posto” più o meno come fosse una foto normale scattata in condizioni di luce scarsa con il vantaggio di avere comunque un raw molto buono poichè abbiamo scattato ad ISO bassi e abbiamo fatto in modo che il sensore della nostra reflex s’impressionasse abbastanza da poter rendere un negativo digitale tutto sommato pulito e bilanciato.

Sarà, piuttosto, molto importante prestare attenzione ad eventuale inquinamento luminoso da attenuare e/o eliminare (questo dipende dalle nostre intenzioni o semplicemente da quanto può disturbarci rispetto alla visibilità della scia stellare). Come? Beh, avendo già visto nel tutorial “Come fotografare le stelle: sviluppo ed elaborazione dei RAW” potrebbe bastare “buttar giù” il cursore delle luci quanto basta, cercando il giusto compromesso per non rendere poco luminose anche le scie stesse.

Un metodo molto più efficace per bilanciare la parte che riguarda il cielo nella nostra foto (startrail – inquinamento luminoso) è l’utilizzo di una maschera di livello. Usando la maschera di livello i nostri interventi saranno applicati solo sul cielo, e non sulla parte che riguarda il terreno. Come procedere? Con Photoshop, usando lo strumento di selezione rapida andremo a prendere in considerazione solamente l’ area che interessa lo startrail nella nostra immagine, tralasciando la porzione del terreno.

Una volta selezionata, prima di duplicare su un nuovo livello, andremo a cliccare su “migliora bordo” e a sfumare – spostare – arrotondare quanto basta la nostra selezione di modo da sovrapporre la nostra maschera all’immagine senza che si noti il lavoro di mascheratura!

Successivamente, creato il secondo livello con la porzione d’immagine duplicata, andremo a sovrapporre o moltiplicare questa maschera al livello base, dove cioè si trova la nostra immagine principale. Riassumo qua sotto, con una serie d’immagini.

fotografare lo star trail post produzione

Utilizzare lo strumento di selezione rapida per prendere in considerazione tutta la parte del cielo che vogliamo elaborare. Con questo strumento è piuttosto facile selezionare quel che c’interessa dell’immagine.

 

Agendo su "sfuma" e "sposta bordo" andremo a migliorare l'adattamento della nostra maschera al livello sottostante. Così facendo saremo poi sicuri di ottenere, nel passaggio successivo, un'unione più grdevole tra il livello base e la maschera stessa, evitando quel fastidioso effetto stile "figurina" appiccicata sopra. In questo esempio ho volutamente esagerato per sottolineare l'effetto.

Una volta fatto, però, ricordiamoci di cliccare su “migliora bordo”.

 

star trail post produzione

Agendo su “sfuma” e “sposta bordo” andremo a migliorare l’ adattamento della nostra maschera al livello sottostante. Così facendo saremo poi sicuri di ottenere, nel passaggio successivo, un’unione più gradevole tra il livello base e la maschera stessa, evitando quel fastidioso effetto stile “figurina” appiccicata sopra. In questo esempio ho volutamente esagerato per sottolineare l’ effetto.

 

post produzione startrail

Una volta che la nostra maschera è stata “copiata dentro” la selezione del livello “SFONDO”, sceglieremo dal menu a tendina (cerchio verde) l’effetto “sovrapponi” o “moltiplica” (a seconda del risultato che più ci aggrada). Si consiglia, solitamente, di partire da una percentuale di Opacità e Riempimento pari a 75% (cerchio rosso), ma ovviamente regolatevi in base al risultato che volete ottenere. In immagine: a DX il “prima”, a SX il “dopo” sovrapposizione.

 

Per lo startrail a scatto composito

Per lo startrail a scatto composito (più foto): è necessario ricomporre la scena che ci si presentava davanti e per farlo abbiamo bisogno, oltre al classico editor come Photoshop o Lightroom, anche di appositi programmi di “ricostruzione”. Ecco alcuni nomi: DeepSkyStacker, Image Stacker, Startrails.

Come funzionano? Beh praticamente evitano la mole di lavoro che si avrebbe nel dover ricomporre 10.. 100.. 500 scatti del cielo con i livelli di Photoshop: si dice al programma quali scatti prendere in considerazione per la ricostruzione e tutto il resto verrà automaticamente eseguito.

Una volta che il risultato è stato ottenuto (e salvato) possiamo riaprirlo con il nostro solito editor professionale e, a seconda del risultato che vogliamo ottenere anche (e soprattutto) riguardo la porzione di suolo, riuniremo le due immagini: si aggiungerà l’ immagine finale dello Startrail a quella che abbiamo realizzato per il suolo utilizzando un ulteriore livello in modalità normale. Andremo dunque a selezionare (con lo strumento di selezione rapida) la parte di cielo che, nell’immagine del suolo, vogliamo sostituire con la ricostruzione dello startrail.

Una volta fatto inseriremo il nuovo livello con il comando “Incolla Speciale” selezionando l’opzione “Incolla Dentro” ed andando poi ad aggiustare, nel caso, le dimensioni e la posizione dello startrail. Mi raccomando: la selezione è meglio farla in modo accurato utilizzando, anche in questo caso, il “migliora bordo” per rendere più “gradevole” e “morbido” lo stacco che si potrebbe creare fra le due immagini di modo da non cadere nell’effetto “incollato sopra” oppure nell’evidenziare eventuali “bordi” o “aloni” di colore chiaro.

Infine… (gli ultimi ritocchi)

Non ci resta, ora, che effettuare le classiche correzioni di routine… sì, quelle che riguardano anche le foto con le stelle congelate, una fra tutte il rumore: quel fastidioso effetto talvolta colorato che si verifica nelle nostre foto, che rende l’immagine granulosa…
Cosa possiamo fare a livello di software?
Oltre a quello che abbiamo già visto nel precedente articolo, fortunatamente possiamo fare davvero tanto! Esistono dei pacchetti plug-in (software aggiuntivi dei nostri editor immagini) che sono davvero utili. Ma prima di elencarli vorrei anche ricordare che potrebbe essere sufficiente solo la Luminanza e la Mascheratura di Camera Raw anche con una notevole precisione: basta infatti utilizzare la Luminanza con una buona dose di dettaglio e dosare la correzione colore per eliminare i “coriandoli” che vediamo in foto, agendo pure nella correzione colore. Anche la Mascheratura è una base piuttosto utile: tenendo premuto “Alt” e agendo sull’apposito cursore possiamo infatti verificare con cura dove l’effetto andrà ad agire tralasciando, per esempio, i dettagli più evidenti.

Con la mascheratura si può ridurre ed amalgamare quella fitta trama di microrumore che si genera in tutte le immagini. Non è una grossa miglioria, neppure nettamente visibile ma è una accortezza che rende l'immagine più lavorabile e gradevole, omogenea e morbida. Inoltre, se si vuole, si possono enfatizzare i bordi fondamentali di ciò che l'immagine raffigura, agendo su "Raggio" e "Dettagli" ! In figura: una rappresentazione della mascheratura: le parti nere riguardano le zone d'azione, le parti bianche sono quelle inalterate (bordi).

Con la mascheratura si può ridurre ed amalgamare quella fitta trama di microrumore che si genera in tutte le immagini. Non è una grossa miglioria, neppure nettamente visibile ma è una accortezza che rende l’immagine più lavorabile e gradevole, omogenea e morbida.
Inoltre, se si vuole, si possono enfatizzare i bordi fondamentali di ciò che l’immagine raffigura, agendo su “Raggio” e “Dettagli” ! In figura: una rappresentazione della mascheratura: le parti nere riguardano le zone d’azione, le parti bianche sono quelle inalterate (bordi).

 

Potremmo, comunque, utilizzare anche i pacchetti plug-in come: DFine di NIK-Google Software, DeNoise di Topaz, NEAT IMAGE, Noise Ninja, Noiseware. Più o meno tutti fanno un egregio lavoro di “pulizia” con una nota di merito (per mia esperienza personale) per DeNoise e per Noiseware (entrambi a pagamento, il primo però decisamente molto lento anche rispetto a gli altri elencati). Questi plug-in consiglierei di utilizzarli in modo singolo e non abbinato, neanche con la Luminanza: quello che potrebbe venir fuori sarebbe una grossa perdita di dettagli e un “impasto” di quelli rimanenti con considerevole degrado della qualità complessiva d’immagine.

Insomma: che sia uno e ben usato, al limite successivamente agire con la Mascheratura o la Luminanza ma solo se veramente necessario e se l’immagine si presta al risultato che volete ottenere (che sarà comunque piuttosto “plasticoso”).

Un altro metodo ingegnoso che possiamo adottare per “ammorbidire” il rumore senza perdere quasi nulla in dettaglio è quello di: fare un “resize” dell’immagine. Questa opzione è bene adottarla se utilizziamo reflex recenti che non sono adattissime alla fotografia notturna (nonostante siano pompate dal Mercato). Quali? Beh principalmente trattasi di APS-C con sensore oltre i 16 mpx o Full Frame con sensore oltre i 36 mpx (salvo eccezioni).

Ovviamente generalizzo, ma di solito un sensore denso (ricco) di pixel regala dettagli incredibili alla luce ma fatica la notte, specialmente con gli scatti dove si deve esporre poco per ottenere le stelle ferme.
I risultati che si ottengono con questa tecnica non sono entusiasmanti e servono solamente alla “grana” e non al “rumore di colore” ma possono, nel complesso, aiutare ad ottenere un buon risultato riguardo l’immagine finale… insomma un passaggio in più che può servire specialmente se non c’ interessa avere file con risoluzione molto grande.

Tuttavia, concludendo, vi esorto a pensare all’utilizzo finale delle vostre immagini e, in relazione all’intento iniziale di questo piccolo percorso, chiedervi se: vale davvero la pena sbattersi e cambiare un corpo macchina per realizzare delle foto notturne o forse siamo comunque riusciti ad ottenere un discreto risultato con dell’attrezzatura amatoriale? Possiamo dunque accontentarci delle foto che siamo riusciti a fare dopo questo mini – percorso?
Scattate, provate, scattate ancora. Non esagerate mai con la post produzione e le impostazioni di Camera Raw… a differenza delle foto diurne, su queste, si rischia solo di peggiorare il risultato.
Ricordate: la qualità si paga e questa categoria di foto richiede grande impegno e dedizione ma senza di queste due ultime qualità, non serve avere la migliore attrezzatura sul mercato! Buon “buio”!

 

L’autore

Mi chiamo Giovanni Corona, classe 1982, faccio della fotografia la mia più viva e ardita passione.
Studiare la reflex, capirne i funzionamenti, sperimentare nuovi approcci, capire la composizione fotografica, seguire le regole e poi infrangerle con consapevolezza: questi sono gli ingredienti per la realizzazione delle mie fotografie, seguite da un pizzico di stile personale.
Sono propenso e quindi maggiormente esperto riguardo la fotografia astroscape e tutte le sottocategorie che compongono il fantastico mondo delle foto eseguite la notte o in condizioni di scarsa luce.
Giovanni Corona
Potrete trovare le mie foto principalmente su: