Lo stabilizzatore

Lo stabilizzatore d’immagine è un meccanismo che aiuta il fotografo a compensare le vibrazioni indotte dal tremolio della mano, e quindi gli permette di ottenere fotografie nitide scattando a mano libera anche utilizzando dei tempi di scatto che senza l’aiuto di uno stabilizzatore lo porterebbero quasi inevitabilmente ad ottenere immagini mosse.

Stabilizzatore di immagine disattivato

Stabilizzatore disattivato: un particolare di una foto scattata a focale 100mm su formato APS-c. Il tempo di sicurezza avrebbe dovuto essere di 1/150 sec. E’ stato usato invece un tempo di scatto 1/25 di secondo. Il risultato è evidente

 

Stabilizzatore di immagine attivato

Stabilizzatore attivato: la foto è stata scattata con lo stesso tempo di esposizione di 1/25 di secondo, ma questa volta con lo stabilizzatore attivato. Pur non essendo ancora perfettamente nitida, è evidente il miglioramento.

 

Premessa: il tempo di sicurezza

Il tempo di scatto che è considerato come “tempo di sicurezza”, cioè in grado di mettere al sicuro da micromosso quando si impugna la fotocamera, dipende dalla focale utilizzata. Riferendosi al formato 24x36mm, è considerato come tempo di sicurezza un tempo di scatto pari all’inverso della focale. In altre parole, su quel formato, con un obiettivo di focale 300mm, è considerato sicuro un tempo di 1/300 di secondo o più rapido. Se si scatta con un tempo più lento, si rischia il mosso. Con un obiettivo di focale 20mm, invece, il tempo di sicurezza sarà di 1/20 di secondo. Se montiamo gli stessi obiettivi su una reflex digitale APS-c, con fattore di moltiplicazione di 1,5x, per calcolare il tempo di sicurezza dobbiamo tener conto del fattore di moltiplicazione. La focale equivalente apparente di un 300mm diventerà 450mm, di conseguenza il tempo di sicurezza diventerà di 1/450 di secondo (per stare più tranquilli ancora, approssimeremo per difetto, e imposteremo un tempo non più lungo di 1/500). Il 20mm diventerà un 30mm equivalente, quindi il tempo di sicurezza diventerà di 1/30 di secondo.

Fatte questa premessa, un sistema di stabilizzazione, a seconda della sua efficacia e della focale utilizzata, può consentire un guadagno variabile tra 1 e 4 stop.

Ipotizziamo che un sistema di stabilizzazione garantisca un guadagno di 3 stop su un teleobiettivo di 300mm montato su fotocamera APS-c: questo significa che anziché usare un tempo di 1/500 di secondo, possiamo impostare 1/60 di secondo (3 stop) ed essere ancora ragionevolmente sicuri di ottenere una foto nitida.

Tipologie di stabilizzatore 

Esistono fondamentalmente tre tipologie di stabilizzatore. Lo stabilizzatore implementato nell’obiettivo, lo stabilizzatore del sensore e lo stabilizzatore digitale.

Lo stabilizzatore nell’obiettivo

Gli obiettivi stabilizzati hanno al loro interno un gruppo ottico flottante. Dei sensori giroscopici, rilevano le vibrazioni a cui è sottoposto l’obiettivo ed inviano un segnale ad un microprocessore, il quale controlla il gruppo ottico interno che si muove e compensa i movimenti lungo l’asse orizzontale e verticale della fotocamera.

Il primo obiettivo stabilizzato è stato prodotto da Canon nel lontano 1995. Si trattava dell’ EF75-300/4-5.6IS USM. Nikon presentò il suo primo obiettivo stabilizzato nel 2000: l’80-400 f/4.5-5.6D.

Da allora i due big della fotografia hanno migliorato costantemente i loro sistemi di stabilizzazione fino a raggiungere risultati davvero interessanti. In alcuni casi i 4 stop di guadagno effettivo non sono un’utopia.

Alcuni obiettivi consentono di disabilitare all’occorrenza la stabilizzazione sull’asse orizzontale per consentire il panning, cioè l’inseguimento del soggetto durante l’esposizione per ottenere le caratteristiche “strisce” che donano la sensazione di movimento.

Stabilizzatore di immagineL'immagine mostra il funzionamento dello stabilizzatore
su un obiettivo VR Nikon (fonte Nikon.com).

 

Questo interessante video mostra il funzionamento dello stabilizzatore sull’obiettivo Canon 18-55 IS:


Image Stabilization Revealed from Camera Technica on Vimeo.

 

Le sigle

Ci sono al momento sei produttori di obiettivi dotati di stabilizzatore, i quali adottano le seguenti sigle per denominare le ottiche stabilizzate:

Canon: IS (Image Stabilizer).

Nikon: VR (Vibration Reduction)

Panasonic: OIS (Optical Image Stabilization)

Samsung: OIS (Optical Image Stabilization)

Sigma: OS (Optical Stabilizer)

Tamron: VC (Vibration Compensation)

 

Lo stabilizzatore sul sensore

Gli obiettivi stabilizzati sono nati ai tempi della pellicola, quando non era possibile ipotizzare un diverso tipo di stabilizzazione. Con l’avvento del digitale, tutti quei produttori che non erano riusciti a implementare un sistema di stabilizzazione sull’obiettivo, come Minolta (poi acquisita da Sony), Pentax e Olympus, poterono adottare una soluzione più semplice: la stabilizzazione sul sensore.

Il principio di funzionamento è simile: dei sensori hanno il compito di rilevare i movimenti del sensore mentre una serie di micromotori controllati da un processore hanno il compito di compensare il movimento. Il vantaggio, per i produttori che non avevano a catalogo ottiche stabilizzate è evidente: non dovevano riprogettare i loro obiettivi.

Stabilizzatore sul sensoreLo stabilizzatore sul sensore della 
Pentax K5 (fonte Pentaxfoto.it).

Quale dei due sistemi è migliore?

Sul web, nei blog e nei forum di fotografia, ci sono molte discussioni incentrate su quale dei due sistemi di stabilizzazione sia più efficace. Mancano invece, curiosamente, delle prove sperimentali. Allo stato attuale si possono affermare solo i seguenti aspetti:

Vantaggi della stabilizzazione sull’ottica

  • L’effetto di stabilizzazione è visibile nel mirino facilitando l’inquadratura soprattutto con i supertele molto spinti;
  • Molti affermano che con le lunghissime focali, da 400mm in su, la stabilizzazione sull’obiettivo funziona meglio;

Vantaggi del sensore stabilizzato

  • L’effetto della stabilizzazione viene applicato a tutti gli obiettivi, anche quelli vecchissimi, e quindi non è necessario acquistare obiettivi moderni: un bel vantaggio e un bel risparmio per chi ha già un nutrito corredo di obiettivi;
  • Le masse in movimento sono molto più contenute, e questo implica un minor dispendio di energia;
  • Solo la stabilizzazione sul sensore, attualmente, riesce a sopperire anche ai movimenti rotatori.

Naturalmente il dibattito tra i sostenitori dei sensori stabilizzati e i sostenitori degli obiettivi stabilizzati è aperto. Per chi voglia farsene un’idea elenco alcuni link, con prese di posizione diverse, che ho trovato interessanti:

http://www.saggiamente.com/2010/09/22/conoscere-gli-obiettivi-parte-3-la-stabilizzazione/

http://www.aristidetorrelli.it/Articoli/SensStabilLente/SensoreStabilOLente.htm

 

La stabilizzazione digitale

Lo stabilizzatore digitale consiste in una elaborazione via software dell’immagine da parte del processore della fotocamera. Tale elaborazione è basata sulla rilevazione del movimento e applicata dal software della macchina fotografica direttamente sull’immagine ripresa. Semplificando il funzionamento di questo tipo di stabilizzazione, possiamo dire che la macchina non registra l’immagine alla massima risoluzione fornita dal sensore, ma effettua un crop che viene spostato continuamente per compensare il tremolio delle mani. Lo stabilizzatore digitale è presente solo sulle fotocamere compatte ed è molto meno efficiente della stabilizzazione reale, basata sul movimento di un gruppo ottico o del sensore.

funzionamento dello stabilizzatore digitale

L’immagine illustra come l’algoritmo di stabilizzazione della fotocamera sposti continuamente un crop (o ritaglio) dell’immagine per compensare il movimento delle mani.

 

Quando non serve

Lo stabilizzatore compensa solo il tremolio delle mani e quindi, naturalmente, non serve quando è il soggetto ripreso a muoversi così velocemente che il tempo di otturazione scelto non può bloccarne il movimento.

Attenzione a non fidarsi troppo

Il fatto di avere una fotocamera o un obiettivo stabilizzato potrebbe portare a trascurare le buone regole sull’impugnatura, confidando nell’efficacia della stabilizzazione. Tuttavia è sicuramente consigliabile impugnare correttamente la fotocamera e limitare le vibrazioni impresse alla stessa. In tal modo si otterranno anche i migliori risultati dal proprio sistema di stabilizzazione.

 

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By | 2017-08-16T07:38:15+00:00 18 aprile 2012|Elementi di tecnica fotografica|0 Comments

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