Come fotografare… l’architettura

Alzi la mano chi non ha mai scattato fotografie di architettura. Domanda retorica. Non esiste un fotoamatore che non abbia puntato l’obiettivo verso un edificio, una piazza, un ambiente progettato e realizzato dall’uomo. Lo spazio che ci circonda, nel quale viviamo e ci muoviamo, a meno che non ci troviamo in una delle rarissime zone del nostro pianeta non toccate dall’antropizzazione, è stato quasi interamente ridisegnato dall’uomo, e pertanto quasi sempre, che fotografiamo persone o paesaggi,  dobbiamo rapportarci con l’architettura. Come minimo, spesso, essa gioca il ruolo di sfondo del nostro soggetto. Ma spesso sono proprio gli edifici, i monumenti, le piazze i protagonisti dei nostri scatti.

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Anche se non pratichiamo sistematicamente il genere, almeno da turisti tutti quanti noi diventiamo fotografi di architettura.

 

In effetti l’architettura rappresenta materia di ispirazione inesauribile per il fotografo. Diciamoci la verità: per la maggior parte di noi è un genere da praticare soprattutto in viaggio, quando ci troviamo in un città come turisti, eppure basterebbe prendere la fotocamera e uscire a fare due passi per trovare, nelle architetture del luogo dove viviamo, tantissime occasioni per fotografare.

Il problema, se mai, sta nel fatto che i monumenti, specie quelli famosi, vengono ripresi sempre nel medesimo modo. Non sappiamo se è per pigrizia, oppure per il fatto che tendiamo istintivamente a ripetere la medesima inquadratura che tante volte vediamo nei libri o sulle cartoline (come accade nella foto in alto, che rappresenta uno dei templi del complesso di Paestum), ma trovare fotografie con un pizzico di originalità, specie quando il soggetto è un monumento famoso, è molto molto difficile.

Allora cosa possiamo fare per scattare belle fotografie d’architettura?

 

Studiare il nostro soggetto

Il primo suggerimento che possiamo darvi è quello di approfittare del principale vantaggio offerto dalla fotografia di architettura, e cioè che il nostro soggetto è immobile.
Certo, un particolare riflesso, un gioco di luce, la presenza di una persona che volete includere nell’inquadratura e potrebbe andar via, potrebbero costringervi talvolta ad operare velocemente, ma di solito un elemento architettonico non si muove e vi dà quindi il tempo di girargli intorno, osservarlo per bene, studiarne le caratteristiche, inquadrare con cura, scattare da diverse angolazioni e con diverse focali, fino ad ottenere un risultato interessante.

Conviene cominciare con il camminare in una piazza, o intorno ad un edificio, per studiarne le caratteristiche e lasciarci ispirare. Forse occorrerà diverso tempo, ma dopo questo esame preliminare avremo un’idea molto più chiara di quali sono le potenzialità fotografiche. Potrebbe essere utile tornare sullo stesso luogo in ore diverse, e in situazioni atmosferiche differenti. Forse per ottenere uno scatto suggestivo dobbiamo aspettare il tramonto, o la notte. Il fotografo deve saper immaginare la foto che vuole realizzare.

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L’Anfiteatro Flavio (Colosseo), ripreso di notte, con la scia dei veicoli che passano.

 

 

Soffermarci sull’insieme, sul particolare, sul contesto

Come abbiamo detto ogni edificio ci offre infinite possibilità di fotografarlo. Possiamo concentrarci su un particolare o sul suo insieme. Se desideriamo raccontare esaurientemente un elemento architettonico non basterà una foto. Ne occorreranno molte, da diverse angolazioni e con differenti focali. Serviranno immagini che lo riprendono nella sua interezza, e fotografie di particolari. Se si tratta di un edificio occorrerà soffermarci sia sull’esterno che sull’interno. Le foto che seguono sono state riprese a pochi metri di distanza, ma con focali diverse. Raccontano quindi lo stesso edificio in modo completamente differente.

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Un’immagine dell’Escorial, residenza reale e monastero situato a pochi chilometri da Madrid. Qui le parti più alte dell’edificio sono inserite in un contesto “naturalistico” sfruttando degli alberi in primo piano come cornice. Focale utilizzata 24mm. Basta attraversare la strada e cambiare focale per aver un’immagine completamente diversa, come quella della foto che segue.

 

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Rispetto alla foto sopra è bastato attraversare la strada e cambiare obiettivo, montando un fish-eye, e l’immagine che si ottiene è completamente diversa. Certo la distorsione causata dal fish-eye può piacere o non piacere… Chi vi scrive ama fotografare gli edifici utilizzando, di tanto in tanto, questo obiettivo.

 

Sarà bene mostrare anche come un edifico o un monumento si rapporta col proprio contesto, quindi ad esempio un edificio inserito all’interno di una piazza o di una via. La foto che segue mostra la famosa House of Parliament di Londra con, in primo piano, uno dei caratteristici coloratissimi taxi della capitale inglese.

 

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Fotografare un edificio nel proprio contesto. Qui la House of Parliament di Londra con in primo piano uno dei coloratissimi taxi caratteristici della City.

 

Appare evidente come ciò che circonda l’edificio può contribuire in maniera determinante a creare l’atmosfera, o comunque a raccontarlo in maniera più completa. I particolari, invece, ci daranno informazioni utili sulla sua struttura, sui materiali con i quali è stato costruito, sullo stile, come è ben evidenziato dalle foto che seguono. Quindi soffermatevi anche sui dettagli.

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La cattedrale di Salisbury inserita nel suo contesto.

 

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Un particolare della stessa cattedrale ci permette di apprezzarne la struttura e stile architettonico.

 

Non dimenticare l’elemento umano

Un edificio, un monumento, una piazza, sono stati realizzati dall’uomo per l’uomo. Quindi fotografare l’architettura può in certi casi significare fotografare il rapporto tra l’architettura e l’uomo. Valutiamo la possibilità di includere l’elemento antropico nelle vostre immagini, anche se questo ci fa scivolare un po’ verso la fotografia di reportage.

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Fotografare un monumento, un edificio o una piazza inserendo anche l’elemento umano può dare ottimi risultati.

 

L’accostamento di un elemento architettonico, magari caratterizzato da una struttura regolare ma comunque privo di vita, e una figura umana può dar luogo a immagini suggestive, come nel caso di queste foto di due nostre lettrici:

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L’elemento umano accostato a quello architettonico può dar luogo ad un gradevole contrasto (fotografia di Chiara Busi).

 

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Anche l’immagine di Elisabetta Andreoli è basata sull’inserimento di un elemento umano in un “freddo” contesto architettonico.

 

L’importanza della composizione

Nella fotografia di architettura è particolarmente importante curare l’aspetto compositivo. Abbiamo a disposizione strutture regolari, linee, curve, geometrie, simmetrie da sfruttare per creare composizioni pulite ed ordinate. Sono l’ideale per dare alle nostre immagini armonia ed equilibrio.

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Sfruttare le linee e le curve per ottenere una gradevole composizione (foto di Lorenzo Salinari).

 

Una fotografia che sfrutta, dal punto di vista compositivo, le simmetrie della struttura, l'interno di una chiesa.

Una fotografia che utilizza, dal punto di vista compositivo, le simmetrie della struttura, l’interno di una chiesa.

 

In effetti gli errori più gravi che si possono fare nella fotografia di architettura sono gli stessi di ogni altro genere fotografico: la mancanza di pulizia compositiva e il disordine nella disposizione degli elementi. Ma questi errori diventano più gravi nella misura in cui il nostro soggetto è pensato proprio in funzione degli spazi, come accade con gli elementi architettonici. La foto che segue, del nostro lettore Alessandro Gionni, è un perfetto esempio di armonia e pulizia compositiva nelle foto di architettura.

 

La straordinaria armonia compositiva di questa fotografia di Alessandro Gionni.

La straordinaria armonia compositiva di questa fotografia di Alessandro Gionni.

 

Per approfondire questi aspetti vedi i seguenti tutorial:

La composizione fotografica: le linee

La composizione fotografica: le curve

 

Le problematiche

Forse il problema più grande che si incontra con gli elementi architettonici è quello delle linee cadenti. Si tratta di un effetto prospettico amplificato dall’uso di ottiche grandangolari, che consiste nel fatto che, quando le inquadriamo dal basso verso l’alto, le linee (come i lati di un edificio) che in realtà sono parallele sembrano invece convergenti. Nella foto che segue potete vederne un esempio.

Esempio dell'effetto linee cadenti.

Esempio dell’effetto linee cadenti.

 

L’unica possibilità di intervenire in fase di ripresa consiste nell’usare un obiettivo decentrabile, cioè di un obiettivo che permette di far scorrere l’asse ottico rispetto al sensore e che quindi consente di correggere questa distorsione prospettica. Purtroppo però si tratta di obiettivi in genere piuttosto costosi.

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Un obiettivo decentrabile Nikon 24mm f/3,5. Come si nota il gruppo lenti può traslare rispetto all’asse del sensore.

 

L’alternativa consiste nel correggere le linee prospettiche a posteriori con un software di fotoritocco, oppure nel tenersele e sfruttarle magari in maniera creativa.

 

L’attrezzatura

Per la fotografia di architettura i professionisti si dotano di attrezzatura molto specialistica: non solo il menzionato obiettivo decentrabile, ma anche la fotocamera a banco ottico decentrabile e basculabile (molto costosa se vogliamo dotarla di dorso digitale, ma con costi più abbordabili se siamo disposti a fotografare ancora con la pellicola).

Se siamo dei fotoamatori con meno pretese, invece, possiamo affrontarla con l’attrezzatura in nostro possesso. Uno zoom che parta da 18mm (quello in dotazione alla reflex per intenderci) per le foto d’insieme, uno zoom che arrivi intorno ai 200mm per le inquadrature strette, e tutte le focali di cui disponiamo in questo range andranno benissimo. Se possediamo anche uno zoom super-grandangolare (10-20mm, 12-24mm o simili) sicuramente lo useremo con soddisfazione. Talvolta il fish-eye potrebbe farci divertire.

Lo strumento più utile per la fotografia di architettura, comunque, spesso risulta essere il treppiede, che ci consente di comporre con calma ed accuratezza e di usare i tempi di scatto lunghi, cosa molto utile negli interni poco illuminati, di notte, e quando utilizziamo i filtri ND.

 

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By | 2017-12-10T10:52:48+00:00 1 dicembre 2014|Come fotografare...|0 Comments

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