Come fotografare… gli interni (con un’attrezzatura base)

Ho iniziato a fotografare da qualche anno, quando ho aperto il mio blog Cremaricrea che necessitava, ovviamente di un certo “accompagnamento fotografico”. Il mio primo mezzo era una compattina da pochi euro e le mie prime fotografie erano estremamente deludenti.
Così ho recuperato una vecchia reflex entry level e mi sono iscritta alla scuola di fotografia della mia città per frequentare un corso base.
Ed è accaduto l’imponderabile… è stato amore a prima vista e, da allora non mi sono più fermata. Ho continuato ad esercitarmi, a leggere libri, a visionare videotutorial e a studiare tutto ciò che potesse essere utile a insegnarmi qualcosa.
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Fotografia tratta dal libro di Mari Crea e Cinzia Corbetta “La magia del Bianco”. Il libro è dedicato allo stile Shalby chic.

 

L’arredamento e l’home interiors mi hanno sempre interessato e, presto, le mie colleghe bloggers mi hanno chiesto di fotografare le loro case e/o i loro ateliers. Proprio ritornando a casa, dopo aver fotografato un bellissimo atelier gustaviano in Liguria, sfogliando alcune riviste del settore, mi sono detta: “in fondo le mie fotografie non sono certo peggiori di quelle pubblicate in queste riviste” ed è così che, in collaborazione con la mia amica architetto Cinzia Corbetta, è nato il primo libro italiano sullo stile shabby chic “La magia del Bianco”.
Ed è grazie a questa opera che ho iniziato ad occuparmi “seriamente” della fotografia di interni, girando l’Italia a caccia di case adatte allo scopo.
Non ho mai scritto un tutorial di fotografia, neppure per il mio blog ma ho accettato con piacere di scrivere questo articolo per Phototutorial, provando, senza pretese, a spiegare come fotografo io gli interni.
La fotografia di interni
Innanzi tutto, come in ogni fotografia, l’elemento principale è la luce (fotografia significa appunto scrivere con la luce) che, spesso, scarseggia negli interni delle nostre case.
Le persone, normalmente, per compensare questa mancanza, accendono tutti i lampadari e le lampade che possiedono, peggiorando la situazione.La luce non è tutta della stessa qualità e, soprattutto non ha sempre lo stesso colore.
L’occhio umano si adatta alle condizioni di luce compensando piuttosto bene le dominanti di colore ma la fotocamera, se non è aiutata da un corretto bilanciamento del bianco, ci presenta le immagini che vireranno dal giallo-arancione del tungsteno, al verde della luce al neon, al blu della sera e del nuvoloso.
Ed è appunto per questo che le foto scattate con luce ad incandescenza sono giallastre.
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Si tratta di una delle mie primissime fotografie di interni ed è fotografando questo luogo ricco e magico che mi è venuta l’idea di scrivere un libro sull’argomento.
In questo caso i lampadari erano accesi e si è creata una luce mista leggermente fastidiosa, ma avendo scattato in raw, sono riuscita ad armonizzare piuttosto bene il tutto con photoshop.

 

Come ottenere il corretto bilanciamento del bianco
Si scatta in raw, il formato che conserva tutte le informazioni di scatto senza che le immagini siano elaborate autonomamente dal sensore della fotocamera in modo da recuperare il corretto bilanciamento in fase di post produzione, oppure si imposta la fotocamera cercando di utilizzare il bilanciamento del bianco più corretto: nel caso di lampadina ad incandescenza, si regola su tungsteno (si veda il tutorial: Quale formato: RAW o JPEG?).
Un altro metodo è quello di utilizzare un foglio bianco da porre davanti al soggetto (ancora meglio un cartoncino grigio al 18%, che è esattamente ciò che vede la fotocamera e a cui tende a ricondurre tutti i bianchi e i neri della scena), fotografarlo in modo che occupi la maggior parte dell’inquadratura e usarlo come bilanciamento del bianco personalizzato per tutte le foto scattate nelle stesse condizioni di luce (si veda il tutorial: Il bilanciamento del bianco).
Ma in un interno, di giorno, c’è da considerare un’altra variabile, la luce naturale che entra dalle finestre che è, solitamente, molto diversa dalle comuni sorgenti di luce artificiali e che porterebbe ad avere un tipo di luce mista difficile da regolare.
Pertanto io spengo tutte le luci e tratto la scena come se dovessi scattare al buio utilizzando un treppiede.
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Come molti fotoamatori, preferisco scattare a “mano libera” ogni volta che è possibile, perché mi da la sensazione di libertà e di padronanza del mezzo, ma in casi di scarsa luminosità il cavalletto è l’unica soluzione per non avere foto mosse. Infatti l’unica maniera per avere più luce è o alzare gli ISO (a scapito della pulizia e della leggibilità della foto) o allungare i tempi. Poiché più il tempo si allunga e più è difficile, se non impossibile, restare immobili durante lo scatto, non si può rinunciare al cavalletto (si veda il tutorial: Il miglior amico del fotografo: il treppiede).
Evitare il micromosso
Se lo si possiede, si può utilizzare un radiocomando o un telecomando per far scattare la macchina a distanza senza toccare il pulsante di scatto, altrimenti come faccio io che non ho questo accessorio, si imposta l’autoscatto o scatto ritardato di qualche secondo che elimina la leggera vibrazione del dito.
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Questa foto e quelle che seguono hanno tutte come comune denominatore gli arredamenti in stile shabby chic italiano. Shabby chic significa usurato chic ed è uno stile che è stato codificato negli anni ’80 da Rachel Ashwell, una designer inglese che ora è seguitissima in tutto il mondo. Tutto è nato dall’amore del recupero di oggetti e arredi vecchiotti, senza particolare valore antiquario, ma dalle linee gradevoli e aggraziate. L’idea geniale è stata quella di non cercare di mascherare l’usura, ma valorizzarla ed anzi ricrearla ad hoc ove mancante. Il bianco o comunque i colori pastello e polverosi rendono tutto più luminoso e fresco. In italia, questo stile è stato contaminato da influenze provenzali e francesi e, a differenza del nord europa, i nostri ambienti sono più femminili e ricercati (meno brocante e industrial chic, e più country chic e rococò leggero).
Poichè molti arredi sono stati recuperati direttamente dai proprietari, utilizzando mobili di famiglia o recuperati nei mercatini, queste case sono sempre diverse e sorprendenti, hanno un’anima e una storia.
Ovviamente sono più luminose della media e questo, dal punto di vista fotografico è un vantaggio, ma le regole sono sempre le stesse: grandangolo e treppiede.

Gli obiettivi
Le focali più adatte alla foto di interni (che non siano dettagli e particolari) sono i grandangoli, indispensabili in ambienti ristretti.
Con una fotocamera full frame e con obiettivi luminosi si hanno molte possibilità in più, ma io ho realizzato l’intero libro con una entry level e con l’obiettivo del kit, il 18-55 f 4-5,6 e quindi sono sicura che chiunque possa riprendere degnamente la propria abitazione.
Avevo impostato la fotocamera in manuale alla minima focale e alla massima apertura (f4) e gli iso a 100 per ridurre al minimo il rumore.
Non mi sono preoccupata del tempo di scatto proprio perchè la macchina era posizionata sul treppiede ed ho cercato di riprendere gli scorci migliori.

 

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Ora mi sto dedicando principalmente ad altri generi (ritratto, matrimonio e dettagli) uso una Canon 7d e obiettivi più luminosi, il Tamron 17-50 f 2,8, il Canon 50 mm f 1,4 e il Canon 85 mm f 1,8 e spero di poter passare presto ad una fotocamera a pieno formato.
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Mari Crea.

Fotografa, decoratrice e blogger.
Specializzata in trompe l’oeil e decorazioni di pregio, appassionata di arredamento di interni e di life style, ha unito il suo amore per la fotografia all’interesse per lo stile shabby chic, french e nordico. Realizza ritratti fotografici (specie di bambini) e si occupa della fotografia di eventi e matrimoni. Cura un blog CreaMariCrea e, insieme alla sua amica e collega Cinzia Corbetta una rivista online La Magia del Bianco Magazine.