Come fotografare… la fotografia all’infrarosso

La fotografia all’infrarosso è molto affascinante in quanto consente di riprendere ciò che non vediamo con risultati davvero inconsueti.

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La fotografia all’infrarosso consente di guardare la realtà con occhi diversi.

 

I Limiti dei Sensi – Il Mondo dell’invisibile

Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, l’infinito. – William Blake

Una citazione di un maestro che aveva intuito che è possibile “vedere oltre il visibile”. Pensiamo che esista solo ciò che siamo in grado di individuare, vedere o sentire. La realtà è molto più ampia di quanto i nostri occhi ci permettono di focalizzare.

Entriamo quindi in un territorio di nicchia, in genere poco esplorato dalla fotografia tradizionale: la fotografia agli infrarossi (o fotografia IR). Attraverso la radiazione infrarossa fotografiamo qualcosa che “non vediamo”, alla quale ai nostri occhi non sono sensibili.

Il risultato può essere sorprendente perché conferisce alle scene un’atmosfera inquietante e surreale, in quanto cieli, nuvole, foglie, piante ecc… assumono colori, toni, molto particolari, incisivi ed emozionanti (ad esempio, quando il cielo sembra piatto, con poche nuvole, con l’IR si ottengono risultati impensati).

Fotografare oltre lo spettro del visibile.

Fotografare oltre lo spettro del visibile, per ottenere immagini sorprendenti.

 

Cosa è l’infrarosso?

L’occhio umano riesce a vedere sola la luce dalla lunghezza d’onda compresa all’incirca tra 400 e  750 nanometri (nm). Oltre i 750nm si trova la radiazione infrarossa. Questa radiazione è in grado di impressionare particolari pellicole denominate appunto “per infrarosso” e il sensore delle fotocamere digitali, permettendo di creare immagini dai colori “falsati” rispetto alla realtà. Come vedremo più avanti i sensori delle fotocamere digitali sono dotati di un filtro per evitare che vengano raggiunti dalla radiazione infrarossa.

 

Come procedere

Fotografiamo la radiazione infrarossa che “non vediamo”, alla quale l’occhio non è sensibile, sarà quindi necessario di fare molta pratica per per renderlo capace di identificare le possibilità estetiche offerte da una scena.

Trovare il punto migliore da cui fotografare non è facile nemmeno per i più esperti, quindi a volte serve molta “pazienza”, per aspettare che le condizioni meteo cambino, ad esempio che le nuvole si spostino in un punto preciso o che la luce del sole si sposti in modo di non avere riflessi fastidiosi… oppure noi stessi possiamo spostarci e cercare inquadrature migliori, ricordando che anche per l’IR valgono le regole compositive delle fotografia tradizionale. La differenza sta nell’immaginare una resa cromatica che non possiamo avere sott’occhio al momento dello scatto.

Uno degli aspetti positivi dell’infrarosso è che si può scattare nelle ore della giornata in cui normalmente le foto non verrebbero bene, come ad esempio quando c’è il sole alto e a picco di mezzogiorno perché se si espone bene difficilmente si bruceranno le alte luci.

Le ore migliori per scattare buoni IR sono quelle meno calde, con cieli nuvolosi, o in presenza di foschia (l’IR riesce ad attraversarla). Importante è lasciarsi il sole alle spalle per evitare il flare e altri riflessi sullo scatto difficili da eliminare anche in post produzione.

Cosa fare per scattare una buona fotografia IR? E’ difficile indicare delle regole perché uno degli aspetti più coinvolgenti di questo tipo di ripresa è proprio il fattore sorpresa: non si è mai completamente sicuri di come ciò che fotografiamo apparirà quando è catturato lo spettro infrarosso. Col tempo e con l’esperienza però si riesce a prevedere abbastanza cosa aspettarsi e a capire come regolare la fotocamera, ad esempio si percepisce se una scena va sovraesposta o sottoesposta, e se ciò che stiamo guardando è adatto o meno ad una ripresa IR.

Fotografia infrarosso lara zarini 5

 

Cosa occorre per la ripresa all’infrarosso

Il problema, se siamo affascianti da questo tipo di ripresa, è che le fotocamere digitali odierne hanno davanti al sensore un filtro, denominato low-pass, cioè passa basso, che fa passare solo le lunghezze d’onda inferiori ai 700 nm, tagliando l’onda elettromagnetica che si trova oltre quella soglia, cioè quella dell’infrarosso. La presenza di questo filtro è necessaria per evitare che, nelle normali fotografie, il sensore catturi le frequenze oltre la soglia del visibile (l’infrarosso appunto), le vanno a fuoco su un piano leggermente diverso, e quindi pregiudicherebbero la nitidezza dell’immagine (a dir la verità, per farla semplice, tutti i colori vanno a fuoco su piani diversi, ma in fase di progettazione di un obiettivo si corregge questo problema, facendo i modo che cadano tutti sul medesimo punto, solo che si preferisce, per contenere i costi, evitare di tener conto anche delle frequenze che si trovano nel campo dell’infrarosso e dell’ultravioletto). Nella fotografia all’infrarosso, invece, noi vogliamo che il sensore sia raggiunto proprio da quelle onde elettromagnetiche che normalmente i progettisti delle nostre fotocamere tagliano con il filtro low-pass.

Fotografia infrarosso lara zarini 2

 

Pertanto se vogliamo provare la fotografia all’infrarosso non ci restano che due strade:

  • Utilizzare, montandolo sull’obiettivo, un filtro IR (un filtro passa-alto), cioè un filtro che taglia gran parte della luce normalmente visibile, quella la cui frequenza corrisponde a una lunghezza d’onda fino circa 700 nm, lasciando passare solo quella che con una frequenza maggiore, cioè quella infrarossa. Cosa accade? Accade che il filtro sul sensore, di cui abbiamo parlato, taglia gran parte dell’infrarosso, mentre il filtro IR che poniamo sull’obiettivo taglia gran parte della luce “normale”. Il risultato è che i tempi di esposizione si allungano tantissimo, ma parte della luce che riesce a filtrare, raggiungendo il sensore, appartiene alla gamma infrarossa, e quindi ci permette di ottenere, almeno in parte, le colorazioni da mondo alternativo che vedete in queste foto.

Il vantaggio di questa soluzione è che ci consente di provare l’infrarosso con una spesa molto esigua (il solo costo del filtro, che varia a seconda del diametro dello stesso).

Lo svantaggio è, come abbiamo detto, che dobbiamo usare tempi di esposizione molto lunghi, per catturare quel poco di luce che riesce a passare tra i due filtri. Le esposizioni necessarie sono di alcuni minuti, e l’esposimetro della fotocamera non ci aiuta, in quanto la luce che passa è troppo poca perché esso possa leggerla. Ci dobbiamo quindi affidare a varie prove e all’esperienza. Naturalmente avremo bisogno di un buon treppiede.

Inoltre, i risultati variano molto in base al modello di fotocamera: alcuni non sono adatti perché il filtro low-pass sul sensore è davvero troppo efficace, e taglie quasi del tutto la luce IR, impedendoci di ottenere dei risultati apprezzabili.

Infine, me ne dimenticavo, dato che il filtro IR è praticamente nero, nel mirino non si vede la scena inquadrata. Quindi bisogna prima comporre, poi mettere il filtro davanti all’obiettivo.

 

Esistono tre tipologie di filtri IR che si suddividono in base alla lunghezza d’onda, espressa in nanometri (nm), dalla quale iniziano a tagliare la luce:

 

  • – i filtri fino a 600 nm lasciano passare parecchia luce visibile (tra 600 e 700nm siamo nel campo del visibile, in particolare del colore rosso), quindi otteniamo foto IR a colori, anche se con colori un parecchio falsati;
  • – i filtri da 700-800 nm la bloccano quasi totalmente la luce visibile, quindi si ottengono foto parzialmente colorate;
  • – i filtri da 900-1000 bloccano completamente la luce visibile e permettono di ottenere soltanto infrarosso in bianco e nero.

 

Il filtro più utilizzato e dalla resa più spettacolare, a colori, è il  filtro 720 (cioè quello che taglia tutta la luce al di sotto dei 720nm di lunghezza d’onda).  Il più famoso è l’Hoya Infrared R72, ma molti produttori ne hanno uno equivalente in catalogo.

filtro infrarosso r72

Un filtro INFRARED HOYA R72.

 

 

  • Far eliminare da un fotoriparatore, o direttamente presso gli importatori Nikon e Canon, il filtro low-pass che è presente sul sensore.

Questa è la soluzione più professionale, ma è anche pressoché definitiva, e quindi va fatta solo se ci si appassiona davvero a questo tipo di fotografia, magari su un corpo macchina vecchio e non più utilizzato.

Il filtro eliminato va sostituito, per proteggere il sensore, e ciò può essere fatto:

– con un filtro neutro, che ci permetterà di utilizzare la fotocamera quasi come in precedenza, anche per la fotografia normale, con il problema però di una minore nitidezza, dovuta al fatto che il sensore viene raggiunto anche dalla luce infrarossa. Per evitare ciò esistono in commercio dei filtri passa basso da montare sull’obiettivo, di non facilissima reperibilità. Naturalmente, in questo caso, per ottenere fotografie all’infrarosso dovremo continuare ad usare i filtri IR sull’obiettivo. Con tutti gli svantaggi che abbiamo esposto sopra, tranne quello dell’allungamento abnorme dei tempi di scatto (ad esempio, il mirino risulterà oscurato).

– oppure con un filtro IR (o filtro passa alto) dal funzionamento analogo a quello del filtro che si monta sull’obiettivo. In questo modo la fotocamera sarà utilizzabile solo per riprese all’infrarosso, e non dovremo più utilizzare i filtri davanti all’ottica. Il grande vantaggio consiste nel poter inquadrare con comodità, in quanto il filtro adesso è posto sul sensore, e non sull’ottica, e quindi l’immagine raggiunge senza problemi il mirino della nostra reflex.

Naturalmente quest’ultima soluzione è la più indicata per chi vuole dedicarsi attivamente alla fotografia IR, magari, lo ripetiamo, facendo questa modifica definitiva su un corpo macchina non più utilizzato.

– Ci sarebbe un’altra via: modificare un normale scatto a colori con la modalità conversione infrarosso che si trova su molti programmi di fotoritocco, ma non è vero IR e lo si noterà sempre.

Fotografia infrarosso lara zarini 3

 

Nel prossimo articolo ci soffermeremo sugli effetti che l’uso di filtri IR (sull’obiettivo o sul sensore) ha sui colori che percepiamo (ad esempio, i verdi vengono resi in fotografia come bianchi) e sulla post-produzione, che in questo tipo di fotografia è un aspetto fondamentale per ottenere risultati spettacolari.

 

Se ti interessa questo tipo di fotografia puoi seguire il prossimo workshop dell’autrice di questo articolo, Lara Zanarini, che si terrà a Riva del Garda nei giorni 7-8 marzo 2015.

workshop riva del garda

 

L’autrice:

Lara Zanarini

Esperta visual merchandiser per la moda

Nata a Modena nel 1977 da sempre appassionata all’arte fotografica, il suo interesse è stato incoraggiato da un noto fotografo professionista. Da quel momento, ha inizio un lungo periodo di corsi formativi e attestati dalla macro allo still life, al ritratto e paesaggistici. Durante questo periodo fotografa matrimoni e altri servizi, ed affianca altri fotografi famosi a livello Italiano nella formazione.
Traendo ispirazione dagli studi di quest’arte si rifà costantemente ad un’ideale di eleganza.
Sviluppa l’amore per la Natura dopo aver messo nel suo bagaglio personale alcuni viaggi in italia e nel mondo.
Le sue fotografie hanno vinto diversi premi anche in concorsi internazionali.
Diversi sono i lavori svolti: pubblicità, servizi personali, stampe fotografiche per arredo…

Definisce i suoi scatti, con le parole: … “lo specchio dei miei occhi” …
Una sua frase durante il suo percorso: “La fotografia mi ha insegnato che non ci sono solo le parole per esprimere quello che sentiamo, mi ha insegnato a vedere le cose in modo diverso e a cercare la luce anche quando non la si vede, scoprendo che nel mondo c’è più di quello che gli occhi distratti da rumore, non riescono a vedere!”

Non sempre le sue foto sono studiate, ma vengono dal cuore, dalla necessità di catturare costantemente tutti i dettagli che la colpiscono.

Tra le riflessioni e le citazioni celebri che arrivano dai grandi fotografi internazionali, i suoi riferimenti sono:

“La fotografia è un’azione immediata; il disegno di una meditazione” (H.C. Bresson)

“Forse il desiderio più profondo di ogni artista è quello di confondere o di fondere tutte le arti, così come le cose si fondano nella vita reale” (Man Ray)

 Organizza/Realizza:
– Workshop e corsi singoli/di gruppo di fotografia e tecniche di elaborazione digitale…
– Stampe di Fotografie su tela, pannello, alluminio, legno e altri materiali…
– Servizi fotografici: matrimoni, eventi, animali, auto, pubblicità e altro…

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