Golfo dei Poeti e Cinque Terre: l’avventura dello sguardo

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Se c’è una cosa che supera in me la passione per la fotografia, è l’adrenalina che mi parte quando ho la possibilità di far conoscere la mia terra a qualcuno.

Per un fotografo questo non può essere slegato dal suo lavoro: è quasi la stessa cosa, soprattutto se fai immagini di paesaggio.

Il massimo della vita è quindi portare dei colleghi in giro per i luoghi dove sei nato e hai cominciato a fotografare. Quelli che conosci passo per passo, dove ogni scoglio è un ricordo e sul pontile X hai imparato a tuffarti, la caletta y è quella del primo bacio, e dopo ancora arrivano le baie dove andavi a pescare da ragazzo. Per la precisione: questi posti sono così belli da essere “Patrimonio mondiale dell’Unesco”, parlo di quella parte di Liguria dalle Cinque Terre a Portovenere, nel Golfo dei Poeti, davanti a Lerici dove sono nato.

Costa che è famosa in tutto il mondo, contesa ormai da frotte di americani e giapponesi. Pensate che all’aeroporto di New York, quando scendete dal volo, vi accoglie una gigantografia di Manarola! Il Golfo dei Poeti parte da Lerici, sul lato più interno della costa, e arriva a Portovenere, il promontorio che chiude verso il mare aperto, col borgo policromo difeso dalle isole della Palmaria e del Tino. Le contese medievali tra Pisani e Genovesi (vi ricordate quando a scuola studiavate le Repubbliche Marinare?) hanno lasciato due castelli immensi e meravigliosi a picco sul mare, uno di fronte all’altro sui due lati della baia, che hanno visto innumerevoli vicende, ospitato papi e re quando erano tappe obbligate per la navigazione verso Roma.

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E hanno lasciato spunti infiniti ad ogni fotografo con gli occhi svegli (ma anche ai meno esperti!). Dovunque ti giri scopri fortificazioni o torri, oggi “mascherate” da abitazione, nate per difendersi dalle incursioni dei pirati. E tutto con le Alpi Apuane alle spalle, proprio quelle delle cave di marmo sopra Carrara, famose in tutto il mondo.

Una terra baciata da Dio, paradiso di chiunque ami scoprire il paesaggio attraverso la fotografia. Girata la punta di Portovenere comincia poi la costa delle Cinque Terre: relegate per secoli ad una vita di sostentamento, hanno scoperto infine di essere state salvaguardate dallo scempio edilizio. La conformazione estremamente complicata del territorio ha escluso da subito la possibilità di facili comunicazioni: niente strade, solo la ferrovia in tempi relativamente recenti, oppure la barca.

 

 

Questo ha permesso di conservare intatti i cinque piccoli villaggi di contadini-pescatori. Sì, perché qui il mare non è così amico come da altre parti, oppure la terra è così riconoscente pur nella sua durezza, da “obbligare” a coltivare la vite nonostante la fatica immane: fatto sta che pur vivendo sul mare, gli uomini di qui sono tanto dediti alla zappa e alla viticoltura, quanto ai palamiti e alle nasse. Il vino delle Cinque Terre era già ben conosciuto ai romani conquistatori. In un territorio che dal mare sale a cinque o seicento metri senza allontanarsi un metro dalla riva: allora si sono inventati le terrazze, talmente tante e talmente ripide da creare un paesaggio unico al mondo. Con tanti di quei sassi (squadrati a mano a colpi di mazza) a formare i muretti a secco da sommare un numero di km pari alla muraglia cinese, con la quale infatti le Cinque Terre sono gemellate. E scalinate che le percorrono da cima al mare che paiono scalate: salendo a volte capita di appoggiare le mani sugli scalini di fronte… senza chinare la schiena! un istruttore del Cai rischierebbe di definirlo secondo grado.

 

Davide Marcesini è un fotografo professionista appassionato di reportage e fotografia di viaggio. Periodicamente organizza workshop fotografici.

Per Phototutorial ha scritto:

Come fotografare… il reportage (prima parte)

Come fotografare… il reportage (parte seconda)