Come fotografare… la fotografia fine art

Come diceva il grande Man Ray, “Ci sarà sempre qualcuno che guarda le opere d’arte con la lente d’ingrandimento per cercare di vedere “come”, invece di usare il cervello e immaginare “perché”.

 La fotografia fine art è essenzialmente questo: immaginazione, creatività, visione, idea.

Diversamente dalla fotografia di strada o di moda, la fine art o fotografia d’arte ha come scopo ultimo quello di esprimere la visione artistica e personale del fotografo, raccontando una storia.

Requisito fondamentale per il fotografo fine art è la creatività. La fine art è infatti paragonabile alla tela bianca di un pittore: tutto va creato da zero e per questo le fonti di ispirazione dovrebbero essere molteplici, in modo tale da intraprendere un percorso che porti a sviluppare uno stile proprio e riconoscibile.

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TREE OF DISBELIEF – 2013

 

La scelta della modella, la composizione, la posa, la luce, l’editing, sono tutti tasselli importantissimi che vanno sapientemente incastonati dall’artista: nulla è lasciato al caso e dietro ad ogni scatto c’è un lungo lavoro di preparazione e pianificazione. Spesso si può attendere mesi prima di realizzare uno scatto, perché viene ricercata la giusta luce o la giusta ambientazione naturale!

Il mondo onirico, con le sue visioni, incubi e situazioni surreali si presta particolarmente bene ad essere rappresentato in questo genere, spesso con l’ausilio della foto manipolazione.

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OUT OF THE DARKNESS – 2012

 

E’ inoltre frequente tra i fotografi fine art trarre ispirazione dal mondo della pittura, specialmente tra chi ha rivolto il proprio lavoro ad una ricerca più visionaria. Molti artisti si rifanno alle opere di Surrealisti, Simbolisti, Espressionisti. Negli ultimi tempi si sono infatti dedicate a questo genere molte artiste donne, che prediligono i temi concettuali e surreali, come Brooke Shaden e Kirsty Mitchell.

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LIFEBLOOD – 2013

 

Anche l’autoritratto è ampiamente sperimentato, sia come mezzo di riflessione sul concetto di identità, sia per ricercare ancora più intimismo. Io stessa ho iniziato il mio viaggio proprio tramite degli autoritratti: il mio primo progetto è dedicato al personaggio shakesperiano di Ofelia, tanto caro ai pittori Pre Raffaelliti cui spesso mi ispiro.

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PISCES – 2009

Molti storcono il naso all’idea che la fotografia venga utilizzata in ambito puramente artistico, creando una realtà parallela, spesso fantastica, ad uso e consumo delle idee dell’artista. In verità si può dire che la fotografia fine art sia nata con la fotografia stessa, perchè già in epoca vittoriana, quando cioè questa tecnica era ancora agli albori, artisti come Julia Margaret Cameron o Lewis Carroll iniziarono ad utilizzarla come mezzo espressivo per le loro visioni.

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TELL ME AND I’LL FORGET – 2014

 

Stesso discorso vale per la foto manipolazione, utilizzata praticamente da subito: quello che oggi possiamo ottenere utilizzando Photoshop, un tempo veniva creato in camera oscura, tramite doppia esposizione, o ritoccando tramite inchiostro l’immagine e via dicendo.

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THE PREMATURE BURIAL II – 2013

 

Scegliere la fine art come genere cui dedicarsi non è facile, visto il tipo di mercato ristretto e ancora in fase di sviluppo, perché si tratta di creare opere personali e spesso intimistiche, creando un dialogo con lo spettatore. E’ tuttavia un genere in rapida crescita negli ultimi anni, che vede sempre più persone interessate e coinvolte nello sperimentare e immaginare nuovi mondi grazie ai migliori strumenti di foto manipolazione a disposizione.

 

L’autrice:

Diana Debord (Novara, 1984) è una fotografa fine art autodidatta il cui intento è quello di raffigurare istanti onirici, nella stessa maniera in cui al mattino ricordiamo i sogni. La ricerca e la cura dei dettagli e dei colori che caratterizzano il suo lavoro richiamano chiaramente la Confraternita dei Pre Raffaelliti, così come le figure femminili che sono sempre ingentilite ed eteree. La sua passione per la neurologia dei sogni e l’onironautica la portano a sviluppare uno stile che riprende anche temi surrealisti e simbolisti: la ricerca dell’Io e della follia, la morte ed il legame con il mondo naturale. Il continuo studio del colore contribuisce alla creazione di opere molto diverse ma sempre accomunate dall’atmosfera onirica, rendendo la produzione particolarmente varia. Nel 2009 la sua prima mostra personale “Ophelia’s Dream” nella sua città Novara; da allora ha esposto in diverse mostre collettive e personali, sia in Italia che all’estero. Nel 2013 ha ricevuto il Juror Award of Merit fine art photography al Grand Prix de la Découverte. Alcune delle sue immagini sono rappresentate dall’agenzia inglese Trevillion Images con la quale ha realizzato diverse copertine di libri, e collabora con il magazine di fotografia Dodho.

 

Diana Debord organizza e cura dei workshop come questo: Novara, tra fine marzo e maggio 2014.

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Workshop di Fotografia Fine Art a cura di Diana Debord