Come fotografare il reportage (3° parte): tra reportage e street photography

Ritratto rubato o foto in posa? fotografare uno sconosciuto…

La street photography è un genere molto affascinante. Tutti prima o poi sentiamo il desiderio di documentare fatti o persone che ci circondano: servono ottima dimestichezza col mezzo e tanta motivazione per vincere l’inevitabile imbarazzo iniziale.

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Id au Ougourd, Marocco – La persona con il mulo, dopo aver fatto conoscenza nel suo locale, prima mi ha offerto il pranzo, poi non solo mi ha concesso di fare un ritratto, ma ha chiesto di seguirlo per essere fotografato con il suo animale; mi piace molto lo sguardo dell’uomo in secondo piano che osserva torvo la scena.

 

Il “modo” di scattare è simile a quello del reporter ma l’approccio è totalmente diverso: la storia che lega una serie di immagini e che l’autore vuole raccontare è l’elemento che distingue  un vero reportage da una semplice serie di fotografie.
Il reporter si appassiona ad un argomento, concepisce una “trama”, progetta il lavoro, fotografa seguendo il filo della sua storia ed “estrae” dalla realtà le inquadrature funzionali al messaggio.

Nessun tipo di linguaggio gli è precluso: se l’immaginario classico riconosce il reportage in una serie di immagini quasi sempre in B/n, prese con una reflex e un moderato grandangolo o un normale, tantissimi sono invece i lavori a colori, magari scattati con macchine di grande formato o con l’iphone.

Nella street photography “pura” invece (passatemi questa semplificazione, è odioso tagliare il mondo… a fette così rigide!) il fotografo esce in strada… senza aspettarsi nulla: apre gli occhi, punta l’obbiettivo, su qualunque cosa lo colpisca, secondo la sua sensibilità, capacità di leggere la scena, bravura nell’inquadrare e cogliere l’immagine.

Solo a posteriori, solitamente, individua dei “sottoargomenti” lavorando sull’archivio prodotto. A questo punto del percorso capita che cominci a costruire una serie fotografica e a seguire la propria idea “scivolando” in un vero reportage: ritratti a persone dello stesso ambiente, categorie di lavoratori, animali domestici, la vita in ambienti particolari etc…

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Stavo scattando una foto ad Essaouira, in un vicolo, con la reflex sul cavalletto puntata dalla parte opposta a questa scena: ho sentito arrivare la donna alle spalle e d’istinto ho estratto dalla tasca una compatta e al buio ho scattato appoggiandomi con le mani sopra la reflex: conscio del tempo lungo ho calcolato che la quantità di mosso della figura poteva essere interessante in contrasto con l’architettura e la poca luce che filtrava.

 

 

Ma sia che tu esca senza alcuna idea precisa , sia che abbia in mente il tuo progetto di reportage, ti troverai continuamente in strada a fotografare persone sconosciute e che possono non gradire particolarmente il tuo interesse!
Eccoci quindi alla grande questione: meglio rubare una foto, magari a distanza di sicurezza, fisica e psicologica, lavorando con un tele, o avvicinarsi sempre di più, con il rischio di essere “colto in flagrante”?

Il problema, enorme, è che questa “distanza” si percepisce molto bene nelle immagini, e non rende un gran servizio al risultato finale: si nota sempre la mancanza di coinvolgimento emotivo del fotografo e spesso il risultato è quello di una collezione di volti più o meno noiosa.
Chi ha masticato un po’ di storia della fotografia (o ha provato l’esperienza sul campo) ha quindi la risposta pronta: come dicevamo in un precedente articolo Bob Capa, il reporter per eccellenza, ha definito la “regola massima” del reportage: se la tua foto non è abbastanza buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino!

Sforzati di accorciare distanza fisica e …ottica: per lavorare da vicino e in ambienti non sempre ben illuminati avrai bisogno di obiettivi luminosi, solitamente a focale fissa, tra il 24/28mm e il 50mm, a meno che tu non voglia riprendere solo il naso del tuo soggetto; oppure avere dei volti brutalmente distorti al bordo dell’inquadratura di un supergrandangolo (guarda questo buffo esempio di Fabrizio Giuffrida).

Il 35 e il 50 mm (su full frame) sono gli strumenti base nel reportage perché permettono di avvicinarsi molto senza forzare la prospettiva, inquadrando però una buona parte della scena. Questo range di focali permette di “nascondere” il tipo di ottica adottato e la scena viene percepita come molto naturale.

Spesso l’uso di focali estreme nasconde solo mancanza di idee… i grandangoli spinti lasciali per il paesaggio, i super-tele per i leoni!

Tra l’altro potresti risparmiare un bel po’ di soldini, viaggiare leggero e discreto: confronta prezzi, dimensioni e pesi dello splendido 14-24mm Nikon con l’economico 28mm, entrambi di apertura 2.8, oppure addirittura con il 28/1.8!. Focali fisse intorno ai 50mm sono molto più luminose dei pur perfetti zoom odierni, dandoti maggior margine in condizioni di scarsa luminosità e regalando ottimi sfocati alle massime aperture.

Ma arrivati a questo punto l’obiezione principale è: se sono vicino il soggetto mi “scopre”, se mi scopre non sarà più spontaneo! O no?

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Essaouira, Marocco – Un quartiere malfamato, mi piaceva la scena e uno dei tre mi osservava guardingo; mi è sembrato tutto ancora più interessante ma non potevo davvero puntare e scattare : notato il cane ho approfittato inserendolo nell’immagine e usandolo come “copertura”. L’aspetto “sporco” dell’inquadratura mi sembra contribuire all’intensità degli sguardi.

 

La prima cosa da fare è capire se sono interessato alla persona in sé, alla sua vita, alla sua storia, oppure se mi interessa una “scena” in cui la gente agisce: in questo ultimo caso spesso è indispensabile lavorare di nascosto ed adottare tutte le tecniche della street (argomento del prossimo articolo!)

Se invece vuoi principalmente fotografare la persona che hai davanti, in posa o durante una qualsiasi attività, il problema rimane e lo puoi affrontare in due modi:
Primo: studia, studia e poi studia! Troverai innumerevoli esempi di ritratti meravigliosi in cui il soggetto è consapevole della presenza del fotografo: senza scomodare illustri maestri che hanno lavorato con veri e propri studi ambulanti con tanto di assistenti (Avedon primo fra tutti) pensiamo ai ritratti di inizio ‘900 di Sander, agli strafamosi volti di McCurry, a tanti ritratti di Salgado (a proposito, non perdetevi “Il sale della terra” il film su di lui girato da Wim Wenders e dal figlio Juliano….se volete capire cosa sia il reportage e la partecipazione umana che richiede) . Guardare ai maestri apre gli occhi sulla fotografia e…sul mondo: al termine dell’articolo trovi un elenco di grandissimi fotografi, anche italiani, da cui imparare.

 

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Marocco – A metà tra la foto rubata e quella dichiarata: stavo comprando del cibo in uno sperduto villaggio sull’Alto Atlante, il foro nella zanzariera mi attraeva irresistibilmente ma il signore non parlava nessuna lingua possibile! Aspettato il momento, avevo la macchina al collo, ho alzato e scattato: lui non si è scomposto, addirittura si è bloccato e mi ha concesso un secondo scatto… ma il primo era quello giusto, nel successivo si è rotta la magia. Poi sono riuscito in qualche modo a farmi dare un indirizzo e gli ho spedito la foto al mio ritorno in Italia. In questo modo sono pieni di amici in Marocco che torno a trovare ad ogni mio viaggio.

 

– Secondo: ragiona ora su cosa “fa rimanere male” una persona in fotografia. Fondamentalmente (salvo casi particolari di chi non vuole farsi riprendere per motivi religiosi, di privacy…) è tutta colpa delle aspettative che abbiano su di noi e dell’immagine che diamo all’esterno: raramente uno ne è pienamente soddisfatto e in foto, messo “ a nudo”, si piace molto meno di come si immagina. Questo crea una tensione negativa che rende l’espressione poco piacevole (sempre che tu non voglia raccontare il disagio di una situazione). La soluzione è quella di fare in modo che la persona ritratta sia il più possibile a proprio agio: per ottenere questo, trucchetti a parte, non c’è altra via che…farla essere a proprio agio davvero! Cioè passare del tempo con lei, interessarsi a quello che è o sta facendo, dedicargli attenzione…ci vuole tempo! E’ una cosa che non si inventa, o ce l’hai davvero oppure il “trucco” non funziona: ecco perché si dice sempre di fotografare quello che conosci bene e che ti interessa sul serio.

Prova a presentarti, parlare con la gente, dichiarare lo scopo delle fotografie che vorresti fare e l’idea che hai del tuo lavoro. Scoprirai molta più disponibilità di quel che immagini e una volta vinto l’iniziale imbarazzo i risultati ti daranno ragione. Dopo un po’ tu sarai parte della scena, le persone intorno a te depongono le loro difese…non sono più degli sconosciuti! Potrai ritrarli nella massima naturalezza e ti sarai fatto nuovi amici… il bello della fotografia.

Inoltre questo ti permette di affrontare l’ormai complicatissimo problema della privacy: per immagini di uso personale o espositivo, basterà capire la disponibilità della persona e potrebbe non esserci bisogno di alcuna liberatoria; per lavori che richiedono invece una pubblicazione di qualunque genere, sarà semplice richiedere la firma di un generico modulo come questo: se dimostri chiarezza, cortesia e professionalità difficilmente ti verrà negata.

Reportage e street photography

Marocco – Quindici anni, alle sette di mattina, nelle concerie di Fez, non proprio il modo migliore per cominciare la giornata: una breve conversazione in inglese, il suo molto migliore del mio, ed una semplice domanda – “posso farti una foto?” . Credo sia stato fiero: lo schermo della Nikon ha poi confermato la sua soddisfazione. Far vedere subito un ritratto in strada è una splendida opportunità offerta dal digitale per poter comunicare con le persone.
Mi colpisce moltissimo lo sguardo e l’eleganza del gesto della mano sinistra.

 

Questo sforzo, non semplice le prime volte, ti farà capire perché “uscire” semplicemente a far foto, senza altra idea che non quella di esercitarsi, vale durante ( o un po’ dopo!) il corso base! Poi, se sei davvero appassionato, ti conviene concentrarti sugli argomenti che davvero ti toccano: è un ottimo modo per migliorare e superare quella sorta di frustrazione che interviene dopo l’entusiasmo iniziale, quando scopri che le tanto decantate nuove tecnologie non bastano ad ottenere foto interessanti (e che di solito affronti mettendoti in testa che la soluzione sia…comprare un nuovo obbiettivo o cambiare la reflex).
Avete mai visto questo ironico (ma veritiero!) grafico a questo proposito? Guarda a che punto ti trovi e… se non sei molto in alto (devi essere onesto: tieni a bada il tuo super-ego fotografico!) lanciati a fotografare persone e raccontaci poi la tua esperienza.

 

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Marrakech, Marocco – Una classica foto rubata: ero affascinato dal caos del mercato, al tramonto, pieno di donne colpite da questa luce tagliente.

 

Oltre ai nomi indicati nei predenti articoli guarda anche Ernesto Bazan, Pepi Merisio, Ferdinando Scianna, Don Mc Cullin, Walker Evans

 
Precedenti articoli:
 
Come fotografare… il reportage (prima parte)
Come fotografare… il reportage (seconda parte)
 
L’autore:
Davide Marcesini è un fotografo professionista, nonché docente della Nikon School, appassionato di reportage e fotografia di viaggio. Periodicamente organizza workshop fotografici.
Il prossimo si svolgerà in Messico, leggi qui tutti i dettagli:

Workshop in Messico con Davide Marcesini

workshop messico